La Madrice

Madrice
Chiesa Madre Santa Margherita

A.D. 1751

Via G. Belli

93019 Sommatino

Tel. e Fax 0922 871096

C.F. 80008180855

 

 

La Chiesa Madre di Sommatino fu rifatta nel secondo Settecento, periodo in cui la vicaria curata di Sommatino fu elevata a parrocchia. Il culto cristiano si svolgeva già nella chiesa dell’Itria, la più antica del paese, la quale durò fino alla metà del ’700. Il progetto di ampliare la chiesa dell’Itria si arenò e per più di un secolo l’edificio rimase dismesso.L’arciprete Giuseppe Patermo nelle sue memorie riferisce che la chiesa madre fu edificata dalle fondamenta per munificenza della famiglia Lanza, principi di Trabia e conti di Sommatino. I Lanza provenivano da Trabia; in età moderna avevano esercitato anche a Mussomeli il loro “protettorato”; e da Mussomeli avevano portato con sé vari gruppi di famiglie per popolare il nuovo paese; avevano portato pure modelli architettonici per edificare a Sommatino il loro principesco palazzo. Sul finire del Settecento la madrice fu danneggiata nel tetto e nei muri; per opera dei Trabia, come per antonomasia venivano chiamati i membri dell’aristocratica discendenza, la chiesa fu ristrutturata e riconsegnata al culto. Don Filippo Grisaffi curò lo sviluppo delle fabbriche; egli teneva ancora il titolo di vicario curato; ma nel 1751 veni-va costituita la parrocchia; primo parroco fu don Giuseppe Sillitti da Caltanissetta, il quale fu parroco fino al 1764; anche il successore don Martino S. Martino curò la costruzione della chiesa. Nel marzo 1789 fu nominato parroco un discendente della famiglia Lanza, don Carlo Branciforte, dell’ordine dei benedettini. È probabile che l’inaugurazione della madrice risalga agli anni di parrocato del Branciforte. In ogni caso, che i patrocinatori del-la “nuova chiesa” fossero i Lanza, (famiglia da cui, nel secondo Settecento, veniva prescelto don Antonino Lanza come vescovo di Agrigento, città capo diocesi da cui dipendeva Sommatino, testimonia un clima di cristianesimo municipale che caratterizzava

Sommatino, è un paese della provincia di Caltanissetta; il feudo nel 1476 pervenne ai Del Porto che fondarono la << terra>> con << licentia populandi>> nel 1507. La storia di Sommatino si è legata molto alle miniere della Valle del Salso, già molto note nel secondo Settecento. Così si spiega pure la duplice committenza: l’agiata famiglia nobiliare dei Lanza, e il ceto degli zolfatari. La madrice fu realizzata, a quanto si racconta ancor oggi, su un sito dove esisteva già una cappella privata dei principi di Trabia che possedevano una metà della miniera di zolfo; oggi il sito, il più grande in Europa, almeno per estensione, è conosciuto come miniera Trabia–Tallarita. Senz’altro la fabbrica della cosidetta “matrice” era portata avanti come espressione di una politica religiosa. Nel corso dell’Ottocento la madrice, dalla quale ormai da tempo dipendevano le altre chiese del paese, fu arricchita di statue ed altari; fu introdotta S. Margherita vergine e martire, patrona della famiglia Lanza; poi la statua di S. Barbara, patrona degli zolfatari. Sino al 1858 la madrice non presentava un aspetto decorato al suo interno. Don Luigi Munda si dedicò molto a riparare e migliorare la chiesa; negli anni sessanta dell’Ottocento si completarono le riparazioni e si portarono a termine le decorazioni in stucco, realizzate dagli artisti Giangreco di Caltanissetta. E’ probabile che gli stucchi in gesso che si trovavano nell’abside, a metà altezza delle pareti, dal momento che riproducono i simboli pontifici ( il triregno, e il pastorale del papa) e la gloria eucaristica, siano stati realizzati per onorare la definizione dogmatica del primatu petrino del Concilio Vaticano I (1870). In quegli anni furono pure realizzati 6 quadroni, in affresco, nella volta della chiesa. Gli affreschi sono dei fratelli Provenzano, Domenico e fratelli. Dall’insieme si può intuire che il culto cristiano è stato connotato dalla pietà popolare, nonché dal culto mariano ed eucaristico. La consacrazione della madrice è avvenuta nell’11 Maggio 1959, in occasione del II congresso eucaristico diocesano.

Lo stato attuale

La madrice è una chiesa ad una sola navata con abside semicircolare. Nell’abside si trova una nicchia in posizione centrale, che contiene il gruppo statuario dell’Annunziata, fatto realizzare dagli zolfatai. In alto, in cima alla calotta dell’abside, si trova una tela che rappresenta Adamo ed Eva cacciati dall’Eden, dopo il loro peccato. All’esterno, il visitatore può osservare un prospetto alquanto semplice, con un doppio ordine di colonne in stile dorico e due timpani, uno semicircolare e l’altro triangolare. Una torre campanaria completa il prospetto. Una cancellata semicircolare demarca lo spazio d’ingresso in madrice. Superata l’antiporta, lungo la parete a destra, si può ammirare l’altare di santa Barbara, patrona del paese; i 4 altari laterali in marmo sono realizzati dentro delle nicchie ricavate nello spessore murario; sono definite ai lati da paraste in stile corinzio. Ogni altare è dedicato ad un soggetto cristiano e intorno alla nicchia interna con la statua si trovano rilievi in gesso che riproducono scritte, oggetti piccole scene relativi alla vita del santo o al tema religioso. Così per S. Barbara si trovano gli elementi della sua agiografia ( tenaglie, torre, flagelli, saette, etc). E’ da notare che in corrispondenza con l’altare di S.Barbara, si trova in un tondo della volta l’immagine della santa. Procedendo avanti, e superata una nicchia con la statua di santa Lucia, si trova l’altare dedicato a S. Giuseppe; la statua e il bambino Gesù, risulta di buona fattura. Come nel primo altare, un tondo in alto nella volta, riproduce l’immagine di san Giuseppe. Più avanti, si trova una tela che riproduce la Madonna di Pompei. Sull’altro lato della chiesa, di fronte quello di San Giuseppe si trova l’altare del Crocifisso, realizzato in legno, con la statua dell’Addolorata; anche qui i rilievi in gesso riproducono gli oggetti della passione di Gesù. In alto nella volta, un tondo vi corrisponde con l’immagine della Madonna. Procedendo avanti lungo la parete, si supera una nicchia con la statua di S. Rita. L’ultimo altare, posto di fronte a quello di S. Barbara, è quello di S. Margherita, a cui è dedicata la chiesa. Anche qui in alto, in un tondo della volta, vi corrisponde un’immagine di S. Margherita. Nella volta, lungo la fascia centrale, procedendo dall’abside verso l’uscita, si trovano gli affreschi; due di grandi dimensioni e tre di medie dimensioni. Il primo affresco riproduce il sacrificio di Isacco; il secondo una scena in cui si vede Gesù che scaccia i mercanti dal tempo; poi una scena di Gesù nell’orto degli ulivi. Segue Gesù elogia l’obolo dato nel tempio dalla vedova. Quest’affresco fu realizzato con il contributo degli zolfatai. L’Ultimo affresco, di medie dimensioni, è la scena in cui Gesù placa la tempesta sul lago di Tiberiade.

Don Salvatore Falzone

Lascia un Commento